ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA E COSA MANGIARE

ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA E COSA MANGIARE

ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA

In gravidanza bisogna mangiare per due” così dicevano le nostre nonne, vissute in un’epoca in cui l’alimentazione era molto povera ma sicuramente più genuina e le risorse alimentari non erano equamente distribuite.

Al giorno d’oggi invece viviamo in un mondo in cui, almeno alle nostre latitudini, vi è un facile accesso al cibo e per moda o comodità spesso si prediligono cibi a scarso potere nutrizionale e particolarmente ricchi di grassi, zuccheri e conservanti. Inoltre lo sviluppo tecnologico ci ha portati ad essere sempre più sedentari e a ridurre l’attività fisica. Per questi motivi il detto che poteva forse essere giusto per l’epoca delle nostre nonne, ora deve essere rivisto.

Durante la gravidanza, fin dalle prime settimane, il corpo della futura madre subisce una serie di modificazioni atte a consentire uno sviluppo del feto come l’aumento del volume plasmatico circolante nei vasi sanguigni e l’aumento della massa magra. Specialmente durante il secondo trimestre si avverte un incremento della deposizione di grasso sottocutaneo che soprattutto in epoca ancestrale aveva lo scopo di creare una riserva energetica per la madre durante il periodo del puerperio e dell’allattamento, momento del quale la donna aveva meno tempo da dedicare a se stessa e al suo approvvigionamento alimentare in quanto doveva utilizzare tutte le proprie energie per la cura del neonato. Anche questo aspetto è cambiato nell’epoca in cui viviamo in quanto seppur la madre debba impiegare molte delle sue energie per accudire il neonato, la facile accessibilità al cibo che è presente ora, fa si che le sia più facile mantenere un’alimentazione valida anche nei primi mesi di crescita del neonato.

Proprio questo cambiamento dell’ambiente in cui viviamo e delle abitudini sociali spinge i ginecologi ad incoraggiare le donne che progettano una gravidanza verso una sana alimentazione e verso un incremento dell’attività fisica per ridurre il più possibile l’insorgenza di una gravidanza nelle donne obese. Una gravidanza insorta in condizione di obesità è per definizione una gravidanza patologica in quanto correlata ad un rischio maggiore di preclampsia, diabete gestazionale, basso peso alla nascita, restrizione di crescita intrauterina e obesità infantile e richiede pertanto un monitoraggio molto serrato per cercare di evitare se possibile le complicanze e, in caso questo non sia possibile, cercare dii limitarne i danni per il benessere della madre e del feto.

L’incremento ponderale ideale per ciascuna donna gravida deve essere valutato prendendo in considerazione il valore di BMI (rapporto tra valore del peso corporeo in kg e altezza in mt al quadrato) pregravidico. In particolare per le donne sottopeso (BMI>18.5) è considerato ideale un incremento ponderale compreso tra 12.5 e 18kg, mentre in caso di pazienti normoperso (BMI compreso tra 18.5 e 24.9) l’incremento ponderale ideale è compreso tra 11.5 e 16kg.

In generale nelle gravidanze fisiologiche (ossia prive di patologie concomitanti), l’apporto nutrizionale e l'alimnetazione in gravidanza deve essere modifcato incrementando il quantitativo di proteine ingerite (carne, pesce, uova, legumi), mentre dovrà essere pressochè invariato il quantitativo di grassi e carboidrati (valore che dovrà essere modulato sulla base dell’attività fisica praticata dalla donna).

I carboidrati da preferire sono i cereali integrali caratterizzati da basso indice glicemico e particolarmente ricchi di fibre che migliorano il transito intestinale tipicamente rallentato durante la gravidanza, mentre gli zuccheri semplici (dolci, zucchero, bevande zuccherate) non dovrebbero superare il 10% dell’apporto totale di carboidrati.  

È importante la supplementazione di acido folico che dovrebbe essere iniziata almeno qualche mese prima del concepimento in donne che progettano una gravidanza e non dovrebbe mai essere inferiore a 400 mcg/die. Questo valore deve essere incrementato in caso di pazienti affette da patologie che comportano un ridotto assorbimento oppure in caso di pazienti obese. È indicata inoltre una supplementazione di ferro nelle donne gravide che hanno quadri di moderata o grave anemia per cercare di prevenire la necessità di eseguire una trasfusione di sangue nell’immediato post partum.

L’attività fisica in gravidanza è raccomandata per tutte le gravide che non abbiano controindicazioni ostetriche al movimento. Aumentando il dispendio energetico riduce l’incremento ponderale e migliora il profilo cardiovascolare materno. Sono indicate tutte le attività di tipo moderato/intenso come il nuoto, la camminata, il jogging, cyclette, yoga e pilates mentre sarebbe meglio evitare tutte le attività a potenziale rischio di caduta come l’equitazione, il pattinaggio, la ginnastica artistica ed il surf. Si consiglia una media di 150 minuti di attività fisica in una settimana, ponendo attenzione a non superare una frequenza cardiaca di 130 bpm in corso di attività.

Tutte queste indicazioni di base devono essere più precisamente esplicate secondo programmi alimentari e di attività sportiva specifici e valutati singolarmente sulla singola paziente in caso di obesità.

Secondo questa nuova concezione dei tempi moderni per la quale in gravidanza non è necessario “mangiare per due” ma, al contrario, bisogna favorire un’alimentazione sana e un’adeguata attività fisica, si può dire che la gravidanza assume al giorno d’oggi una nuova concezione di periodo durante il quale la donna deve dedicare se stessa ad un miglioramento del suo stile di vita che dovrà essere incoraggiata a mantenere anche dopo il parto in quanto correlato ad un reale benessere fisico e mentale utile in ogni fase della vita.

Dott.ssa Martina Caroli, ginecologa

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