Insegniamo la tolleranza: no al Bullismo fin da Piccoli

Insegniamo la tolleranza: no al Bullismo fin da Piccoli

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Insegniamo la tolleranza: no al Bullismo fin da Piccoli

Il fenomeno del bullismo è sempre più diffuso e coinvolge non solo adolescenti, ma una fascia d’età sempre più ampia e soprattutto sempre più precoce. Le prime manifestazioni di prese in giro, di violenza e di prevaricazioni si verificano già nella scuola primaria, con atti di bullismo già a partire dai 6 anni. È un fenomeno difficile da quantificare, in quanto viene paragonato ad un iceberg: la parte sommersa, quella nascosta è maggiore rispetto a quella che vediamo, è quella che noi sottovalutiamo come genitori e come insegnanti, è la parte delle emozioni, delle sofferenze e delle paure.

Pensiamo che il bullismo sia tipicamente adolescenziale e non crediamo che anche i bambini più piccoli possono avere comportamenti intenzionali a far soffrire o ferire coetanei più fragile e deboli. In un report del telefono azzurro del 2016 ha evidenziato come l’esordio di questo fenomeno si stia abbassando, in quanto i primi episodi si segnalano intorno ai 5-6 anni (22%), inoltre in più 1 caso su 4 (25,6%) le vittime hanno meno di 10 anni.

Il lato negativo del bullismo in età così precoce rischia di avere delle conseguenze dannose ed effetti ancora più devastanti, perché i bambini hanno meno strumenti a loro disposizione per affrontarlo e quindi per elaborare quanto sta accadendo. Fenomeni come le prese in giro, le spinte, l’isolamento, il creare gruppi al fine di escludere il bambino preso di mira, il non invitarlo ad uscire insieme o alle proprie feste di compleanno, sono tutti atteggiamenti che annientano l’autostima dei bambini vittime di questo fenomeno.

Quando più sono precoci questi atti di Bullismo tanto più sarà traumatico negativamente sulla salute del bambino. Molti possono essere i campanelli d’allarme come sviluppare sintomi fisici ricorrenti (mal di pancia, mal di testa, vomito), depressione, fatica nello studio, calo di attenzione, lividi e graffi inspiegabili, dove il bambino molto spesso dice che non sa come se li è provocati. Molto spesso diventano più introversi e isolati, tendono sempre di più a chiudersi, si allontano dai loro amici, non hanno più voglia di andare a scuola o di fare uno sport, non vogliono più uscire, come ad esempio andare al parco a giocare con gli amici, fanno di tutto per restare a casa.

Spesso i bambini tendono a non parlare di ciò che gli accade, per vergogna, per paura o perché genitori e insegnanti tendono a minimizzare l’accaduto. Questi bambini arrivano a pensare che tutto quello che gli succede sia perché se lo meritano, ad esempio essere deriso verbalmente dai compagni perché hai un fratello disabile o perché sei il più timido o perché credi in un’altra religione o per il colore della tua pelle.

Cari genitori e cari insegnanti, credo che nelle nostre scuole manchi l’insegnamento dell’educazione civica, nel rispetto dell’altro e di sé stessi, bisogna insegnare ai bambini a collaborare tra di loro, soprattutto fargli capire che ognuno di loro è indispensabile per gli altri per fargli capire il mondo. Quando succede questo fenomeno nelle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado è un bene indispensabile occuparsi del gruppo classe anche se questo vuol dire mettere da parte per qualche ora a settimana alcune materie didattiche, è un dovere morale insegnare a diventare tolleranti e rispettare le diversità. Soprattutto è fondamentale insegnare ad aiutare l’altro in difficoltà, ad ascoltarlo e a capire le proprie paure. La questione fondamentale è insegnare ai bambini/ragazzi a reagire aiutando l’altro in difficoltà e non a stare “sullo sfondo” in silenzio o a ridere mentre altri ragazzi metto in atto comportamenti di bullismo verso l’amico. Vorrei concludere questo articolo con le parole di Nelson Mandela: “Nessuno è nato odiando qualcun altro per il colore della pelle, o il suo ambiente sociale, o la sua religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare, e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore arriva in modo più naturale nel cuore umano che il suo opposto.”
 

Dpedagogista-federica-falzaranoOTT.SSA FEDERICA FALZARANO

Laurea in Pedagogia

Master in  Didattica e Psicopedagogia in bambini con disturbo autistico

[email protected]

 

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